Financial Report – Marzo 2015: come orientarsi tra le news economico-finanziarie


SINTESI DEL QUADRO MACROECONOMICO

Lo scenario macroeconomico

Europa in deflazione, bene gli USA. Il passaggio d’anno appare decisamente positivo per gli Stati Uniti: i dati positivi per l’economia dovrebbero favorire la svolta di politica monetaria. Dopo una chiusura d’anno peggiore delle attese, anche le prospettive per il 2015 appaiono deboli per l’area euro: la disoccupazione elevata e i crescenti rischi sullo scenario dei prezzi hanno indotto la BCE ad intervenire. Positivo ma non particolarmente elevato dovrebbe essere il contributo alla ripresa derivante dal prezzo del petrolio e dal deprezzamento del cambio.

Il mercato azionario

Il QE favorisce la propensione al rischio Il quantitative easing (l’acquisto di titoli sul mercato) annunciato dalla Banca Centrate Europea, superiore alle attese in termini quantitativi, favorisce la propensione al rischio e ridà fiducia agli investitori. In tale contesto, allungano decisamente v listini europei, nonostante un clima dì volatilità estrema. I mercati superano senza traumi la vittoria di Tsipras in Grecia, anche se permane l’allerta per te prossime elezioni in Spagna.

IL mercato obbligazionario

Prese di profitto dopo il QE  Giunge atteso, ma non senza novità rispetto alle anticipazioni, l’annuncio del quantitative easing (QE) della BCE: il nuovo programma di acquisto titoli ingloba i precedenti e si estende a obbligazioni sovranazionali e soprattutto ai titoli governativi dell’area euro.

Le valute

Dollaro forte, giuro e yen al ribasso Non muta il quadro sul mercato dei cambi: ii dollaro consolida il proprio trend al rialzo. L’euro, indebolitosi in apertura di 2015 dopo il varo del QE a gennaio, recupera parte delle posizioni in attesa di marzo, quando effettivamente l’acquisto titoli della BCE sì concretizzerà sul mercato.

Le materie prime

Il crollo del prezzo del petrolio influenza il comparto delle commodity Ribadiamo una decisa debolezza per tutti i comparti delle commodity, almeno nella prima parte del 2015. L’avversione al rischio che ha seguito il forte storno del petrolio, unito ai deboli dati di crescita specie in Europa ed Asia, spingono gli operatori lontano dalle commodity, in un mercato che vede un forte rialzo della volatilità con propensione al rischio degli operatori ancorata agli eventi geo-politici.

MACROECONOMIA

USA: consumi ed effetto petrolio sostengono la ripresa

I dati pubblicati nell’ultimo mese hanno mostrato una chiusura d’anno più solida delle attese per il PIL e hanno alimentato aspettative al rialzo per il 2015. IL miglioramento della congiuntura può contare su una dinamica robusta dei consumi e dell’attività produttiva. Nonostante indici di fiducia e ordini di beni durevoli abbiano mostrato a fine anno correzioni significative, il trend dì lungo periodo rimane positivo. Come ulteriore elemento di supporto al ciclo economico, in chiusura d’anno sì conferma particolarmente robusta l’evoluzione del mercato dei lavoro. Unico neo per il momento è la dinamica dei salari, che in dicembre ha mostrato tassi dì crescita modesti. Questo elemento si riflette così sull’inflazione che, a sua volta depressa anche dall’effetto del calo del petrolio, registra un deciso rallentamento. Riteniamo che la Banca Centrale potrebbe trovarsi in una situazione di conflitto rispetto ai due obiettivi di politica monetaria. Se infatti l’equilibrio sul mercato del lavoro potrebbe essere raggiunto in tempi brevi, l’inflazione invece potrebbe rimanere molto contenuta nel breve e medio periodo. È probabile dunque che la Fed continui a porre l’osservazione dell’evoluzione dei dati macroeconomici al centro delle proprie valutazioni nei definire tempistiche e modalità della svolta sui tassi di interesse. Escluse le prossime due riunioni (gennaio e marzo), il primo rialzo potrebbe essere annunciato a fine aprile o, come da nostro scenario base, a metà giugno.

Area euro: deflazione e crescita debole

Il 2014 si è chiuso con un tasso di crescita ancora debole e inferiore alle previsioni di inizio anno per l’economia della zona euro, che è stata condizionata dai perdurare dì alcuni elementi di debolezza strutturale, ai quali si sono aggiunte nuove tensioni geopolitiche. Gli ultimi segnali provenienti dai dati macro non lasciano pensare a una significativa inversione di rotta nel 2015. Uno dei principali elementi di freno strutturale alla ripresa è costituito dal mercato del lavoro che, a livello aggregato, dopo aver registrato un significativo calo della disoccupazione nella prima parte del 2014, tra agosto e novembre ha visto l’indice di riferimento rimanere stabile all’11,5%, risultando così ampiamente al di sopra della media storica e ancora su livelli d’allarme. Il dato più significativo però è che, a livello nazionale, si sono registrate dinamiche estremamente eterogenee: mentre mercato del lavoro in Spagna e Germania ha visto nuovi e significativi progressi, per Francia e Italia si registrano preoccupanti aumenti della disoccupazione. Critico appare anche il quadro per l’inflazione: se infatti il calo dei prezzi dei petrolio è destinato a produrre effetti positivi sulla crescita del PIL nella zona euro avrà invece un impatto negativo sui prezzi al consumo. Se quindi in questa fase sì confermano gli elementi di freno alla crescita derivanti da elevata disoccupazione, nuovo supporto potrebbe giungere da alcuni fattori esterni, quali il calo del prezzo del petrolio e il deprezzamento del cambio rispetto alle altre principali valute di riferimento.        

SINTESI SUGGERIMENTI OPERATIVI

Lo scenario macroeconomico continua a essere caratterizzato a livello globale da un lieve miglioramento dei principali indicatori dell’attività economica reale, sebbene nel breve/medio periodo ad influenzare mercati saranno soprattutto eventi di natura politica e legati all’attività delle principali Banche Centrali. Gli Stati Uniti continuano a mostrare un’economia complessivamente in buona salute, sostenuta dai progressivi miglioramenti del mercato del lavoro mentre in area euro, nonostante le criticità legate a disoccupazione, bassa inflazione e bassa crescita, nelle ultime settimane si è osservato il miglioramento di alcuni indicatori anticipatori e sulla fiducia Le economie dei Paesi le cui Banche Centrali sono ancora in modalità espansiva come area euro, Giappone e alcuni Paesi emergenti dovrebbero nei prossimi mesi trarre vantaggio dalla politica monetaria Un ulteriore elemento di supporto alla crescita economica nel breve periodo dovrebbe arrivare dalla dinamica del prezzo dei petrolio, che, soprattutto per Paesi importatori, potrebbe iniziare a tradursi in una maggiore disponibilità di spesa per consumi, il mercato obbligazionario europeo, sia core che periferico, nel mese di gennaio è stato sostenuto dalle aspettative di nuove misure straordinarie da parte della BCE, annunciate effettivamente nell’incontro mensile dì politica monetaria il 22 gennaio il Consiglio direttivo della BCE, lasciando invariati i tassi di interesse al livello minimo storico, ha annunciato un programma di quantitative easing, che inizierà a marzo e terminerà a fine settembre del 2016. L’estensione del programma dipenderà dal raggiungimento degli obiettivi in termini di inflazione, la cui dinamica si è recentemente rivelata più debole del previsto in area euro. L’esito delle elezioni politiche in Grecia del 25 gennaio e l’emergere di tensioni tra le autorità internazionali e il nuovo governo hanno riportato volatilità sui mercati. Al momento, tuttavia, è stato piuttosto limitato l’impatto dell’evoluzione dello scenario politico in Grecia sui mercati obbligazionari europei

I mercati azionari nelle ultime settimane sono stati caratterizzati da un incremento della volatilità, fegato principalmente ai timori dell’avvio di una nuova fase di instabilità politica nell’Eurozona. Tuttavia te nuove misure di politica monetaria adottate dalle Banche Centrali continuano a supportare aspettative di ripresa del ciclo economico e hanno favorito la dinamica positiva registrata dai listini azionari da inizio anno, Miglioriamo la nostra visione rispetto alta classe di attivo in ottica di medio periodo, portandola a moderatamente positiva, in uno scenario di progressivo miglioramento del quadro di riferimento di diverse economie mondiali e di graduale rafforzamento dei segnali di inversione dei ciclo, supportati dagli stimoli monetari delle Banche Centrali, Tuttavia i timori di una nuova fase di instabilità politica nell’Eurozona e indagini congiunturali deludenti, potrebbero incrementare la volatilità sui mercati, per cui consigliamo un approccio cauto nell’investimento azionario nella prima parte dell’anno utilizzando strumenti con strategie non direzionali.

MERCATO AZIONARIO

Il QE sostiene le prospettive nei! Eurozona il quantitative easing annunciato dalla Banca Centrate Europea, superiore alle attese in termini quantitativi, favorisce la propensione al rischio e ridà fiducia agli investitori. D’altro canto, i rischi maggiori risultano legati alla bassa crescita in Europa, anche se il QE dovrebbe favorirne la ripartenza, a cui sì aggiunge il prezzo dei petrolio troppo basso poiché risulta sintomo di una difficoltà di crescita dell’economia globale. Pesano inoltre i rischi correlati al rallentamento del ritmo di crescita nei Paesi emergenti, fra cui la Cina, e il probabile rialzo dei tassi USA, che però al momento non è atteso particolarmente aggressiva. Da monitorare anche l’evoluzione della trattativa tra il Governo greco e le Autorità internazionali. In tale contesto, guadagnano decisamente i listini europei, nonostante un clima dì volatilità estrema. Recuperano forza gli indici domestici, sostenuti soprattutto dai bancari e dalla riforma delle popolari. il quantitative easing pone le basi per sostenere la crescita, uno dei problemi più rilevanti dell’Italia insieme al debito pubblico, giunto al 131,8% dei PIL. L’euro debole consente un recupero di competitività e il petrolio a bassi prezzi favorisce la ripresa data la forte dipendenza dall’estero in termini energetici, essendo il nostro un Paese fortemente importatore di energia. Per il 2015 si stima una crescita del PIL pari allo 0,4%, che segue al calo dello 0,4% dei 2014. Prosegue la forza relativa dei DAX (l’indice tedesco) che rinnova massimi storici, al pari di quello sul CAC (l’indice francese), che tecnicamente fornisce importanti segnali. Gli indici statunitensi perdono forza relativa, rimbalzando però da importanti aree tecniche; a pesare in tale contesto è la debolezza del petrolio, l’apprezzamento del dollaro e alcune trimestrali del comparto finanziario poco incoraggianti che ne aumentano la volatilità. Il mercato statunitense può comunque contare sulla solidità dell’economia in un contesto in cui la Fed conferma un atteggiamento “prudente” nei percorso di rialzo dei tassi. D’altro canto, i bassi prezzi delle materie prime e le preoccupazioni fronte economico internazionale, sui ridimensionate parzialmente dal QE in Europa, provocano comunque un aumento della volatilità* ln tale contesto la nostra idea generale sul comparto azionario è moderatamente positiva sia per i listini europei che quelli statunitensi.

SUGGERIMENTI OPERATIVI AZIONARIO

In un contesto di graduale miglioramento dei quadro congiunturale globale e di uno scenario di prolungata debolezza dei rendimenti sulle classi di attivo obbligazionarie, il mercato azionario continua a rappresentare una interessante opportunità di investimento in ottica di medio periodo. In termini geografici la nostra preferenza continua ad essere rivolta al mercato europeo, dove l’elevata liquidità immessa nel sistema dalla BCE, dovrebbe favorire l’investimento nelle classi dì attivo più rischiose ed accelerare la crescita economica, con implicazioni positive in termini di fatturato e di miglioramento dei multipli delle società europee, che attualmente presentano valutazioni ancora convenienti rispetto a quelle americane, con un potenziale di crescita superiore in termini relativi. Dal punto di vista settoriale, il miglioramento dell’economia reale dovrebbe favorire i comparti più legati al ciclo e in particolare quelli legati ai consumi, dove la discesa dei prezzi delle materie prime e la svalutazione dell’euro dovrebbero sostenere l’incremento della spesa destinata ai beni voluttuari e contribuire positivamente alla crescita dei margini aziendali, soprattutto delle società maggiormente esposte al mercato americano, favorendo un aumento della redditività per gli azionisti.

MERCATO OBBLIGAZIONARIO

Titoli di Stato: arriva l’atteso QE, ampio ed eventualmente prolungabile Giunge atteso, ma non senza novità rispetto alle anticipazioni, l’annuncio dei quantitative easing (QE) della BCE: il nuovo programma di acquisto titoli ingloba i precedenti e si estende a obbligazioni sovranazionali e soprattutto ai governativi dell’area euro. Le principali sorprese sono relative all’ammontare (particolarmente ampio e prolungabile) e allo spettro delle scadenze coinvolte, esteso fino ai bond a 30 anni. In termini di volume d’acquisti il QE prevede un flusso di 60 miliardi al mese tra marzo 2015 e settembre 2016 per un ammontare complessivo superiore ai 1000 miliardi di euro (di cui 800 circa in titoli di Stato). Gli acquisti verranno condotti sulla base delle quote di capitale detenute da ciascun Paese presso la BCE, con vincoli sia sul tetto per ciascun emittente che per le singole emissioni, al fine di non alterare la formazione del prezzo e la liquidità. L’obiettivo dichiarato è quello di riportare il tasso e le aspettative d’inflazione sotto ma non lontano dal 2%, target della BCE. il “prezzo” da pagare per un programma così importante è stata la condivisione solo molto parziale del rischio, anche se le modalità di implementazione del programma minimizzano questo elemento di debolezza. Ad Atene, infatti, la schiacciante vittoria di Syriza, partito anti-austerity che non riconosce la Troika come autorità con cui trattare, ha preoccupato s mercati. il braccio di ferro, per ora alle prime battute, potrebbe creare ulteriore volatilità di breve periodo sui mercati, anche se al momento l’effetto contagio appare contenuto. IL nostro scenario centrale resta comunque il raggiungimento di un accordo che dovrebbe far rientrare almeno in parte le tensioni registrate nelle ultime sedute in particolare sui titoli greci.

Obbligazioni corporate: la palla ancora in mano alle Banche Centrali

Le implicazioni del nuovo scenario dì politica monetaria per il comparto delle obbligazioni societarie sono nel complesso positive. Migliorano le prospettive delle banche dei Paesi periferici (ad esempio quelle italiane) con forte esposizione sul comparto dei governativi domestici. La svalutazione dell’euro, che sulla scia dell’annuncio del QE ha toccato nuovi minimi pluriennali, a nostro avviso, favorirà i comparti ciclici e in particolare quelli legati all’export verso le aree extra-europee. Da inizio anno le obbligazioni corporale hanno avuto un andamento volatile, guidate, da un lato, dall’annuncio dell’avvio di un QE “corposo” e, dall’altro, dalle tensioni in Grecia e dalle preoccupazioni sulla solidità della ripresa economica. Un elemento interessante è costituito dalla relativa sotto-performance dei titoli finanziari. li comparto bancario potrebbe beneficiare dell’accresciuta solidità patrimoniale delle banche europee, ma nel caso di quelle periferiche restano criticità collegate al peso dei crediti in sofferenza. Inoltre sul comparto pesa il fatto che l’assetto normativo del sistema europeo è in una fase motto dinamica e complessa, caratterizzata da continui cambiamenti, tra CUI, ad esempio l’adozione di indici patrimoniali “ad hoc” sui singoli istituti. Tali cambiamenti accrescono il grado di incertezza sulle prospettive, anche reddituali, delle banche.

SUGGERIMENTI OPERATIVI OBBLIGAZIONARIO

In area euro i prezzi dei titoli governativi sono stati sostenuti sia dalla politica monetaria espansiva della BCE sia dalla debolezza dello scenario economico; le scadenze più lunghe sono state favorite anche dalla dinamica dell’inflazione più debole del previsto. Negli Usa le scadenze lunghe ed extra-lunghe della curva hanno raggiunto nuovi minimi storici per poi rimbalzare sulla scia degli ottimi dati sul mercato dei lavoro. La Fed nelle prossime decisioni di politica monetaria dovrà necessariamente tenere in maggior considerazione non solo il miglioramento dell’occupazione ma anche la dinamica dei prezzi al consumo. Recentemente le aspettative d’inflazione sono rimaste particolarmente contenute anche a causa delta flessione dei prezzo del petrolio.

Comparto obbligazionario societario: il premio al rischio richiesto sul comparto societario investment grade europeo è diminuito fino a 52 punti base, livello minimo degli ultimi sette anni, a seguito delle ulteriori manovre espansive da parte della BCE che potrebbe favorire un ulteriore riduzione degli spread. Nonostante lo scenario attuale favorisca il comparto, il livello di minimo storico raggiunto dai tassi di rendimento ne rende allo stato attuale particolarmente elevate le valutazioni.

Strategie flessibili con filosofia reddito: il livello minimo dei tassi di interesse in tutte le principali aree sviluppate, i tassi di default ancora bassi e le dinamiche valutarie rendono interessante completare l’investimento obbligazionario con strumenti flessibili che investano in maniera diversificata su emissioni societaria ed alto reddito sia dei Paesi sviluppati che dei Paesi emergenti.

VALUTE

USD: dollaro che beneficia ampiamente del messaggio diffuso dalla Fed dopo la riunione di politica monetaria. L’istituto ribadisce che almeno fino a giugno non ci saranno movimenti sui tassi. In questo scenario ribadiamo come il dollaro, già inserito in un quadro di rafforzamento, potrebbe prendere solo una pausa nel suo movimento dettata dall’attesa della Fed.

EUR: l’euro ha registrato un netto ribasso dopo il varo del QE da parte della BCE fino ad un nuovo minimo da 11 anni. Non escludiamo che l’euro possa ulteriormente scendere contro dollaro fino in area 1,05 nel breve periodo specialmente quando l’effettivo acquisto titoli da parte dell’istituto Centrale si concretizzerà.

GBP: il quadro macroeconomico in Gran Bretagna benché leggermente indebolito probabilmente anche a causa del rialzo della sterlina non influenza l’atteggiamento della Banca d’Inghilterra. L’istituto conferma un rialzo dei tassi nella parte finale dei 1° semestre 2015, anche se non si può escludere un possibile anticipo di tale mossa.

JPY: la riunione della Banca del Giappone dello scorso 21 gennaio si è conclusa senza alcuna variazione dello stimolo monetario. La Banca ha però rivisto in positivo le proiezioni macroeconomiche su crescita e inflazione. Ribadiamo come il trend laterale che lo yen sta accumulando (specie contro dollaro) possa interrompersi solo qualora l’avversione al rischio dovesse aumentare.


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