Financial Report – Novembre 2014: come orientarsi tra le news economico-finanziarie


SINTESI DEL QUADRO MACROECONOMICO

Lo scenario macroeconomico

Rimbalza la crescita USA, in stallo quella europea I dati del secondo trimestre hanno confermato un solido recupero dell’economia americana mentre quella europea resta caratterizzata da dati mediamente peggiori delle attese, Ciononostante fa Fed ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita USA, mentre la BC E avvia il piano di acquisto di titoli Abs e covered bond.

Il mercato azionario

Torna la volatilità, a causa dei dati macroeconomici Dopo una ripida discesa tra fine luglio e inizio agosto e un altrettanto ripido recupero tra agosto e settembre, i principali indici internazionali si allontanarlo dai massimi di periodo sulla scia dì dati macroeconomia europei e cinesi inferiori alle attese. L’azionario resta comunque sostenuto dall’ingente liquidità che funge da fattore trainante e consente nuovi recuperi ogni qualvolta vi siano spiragli positivi,

Il mercato obbligazionario

Ancora spazio per una riduzione dello spread Nonostante il rally registrato nell’anno in corso fino ad oggi, riteniamo ci siano ancora alcuni fattori che possano sopportare un ulteriore restringimento degli spread sui periferici. Buona la performance da inizio anno per le obbligazioni corporale, grazie all’abbondante liquidità in circolazione nei mercati.

Le valute

Indicazioni contrastanti dalla BCE e dal buon dato sugli occupati USA Temi di fondo confermati sul mercato dei cambi dopo BCE e occupati USA: d dollaro prosegue la sua corsa confermando la tendenza al rialzo dopo i dati robusti sul mercato del lavoro giunti dagli Stati Uniti. Di contro, nonostante una riunione BCE tecnica, l’euro appare comunque impostato ad un ribasso strutturale.

Le materie prime

Commodity ancora deboli, pesa l’assenza di domanda dovuta ad un ciclo economico debole Le risorse di base vengono da un periodo di debolezza diffusa su tutti i comparii. li quadro ribassista è dettato dalla debolezza dell’economia mondiale, sancita anche dalle revisioni della Banca Mondiale che ha tagliato le stime di crescita per il periodo 2014-16 per la Cina e tutta l’Asia dell’Est, una delle principali aree di assorbimento delle commodity.

MACROECONOMIA

USA: economia in miglioramento

Una stringa di indicatori relativi ai mesi estivi e i dati di crescita nel 2° trimestre hanno segnato una netta inversione di tendenza: dopo la forte contrazione del PIL tra gennaio e marzo (-2,1% su base trimestrale annuaiizzata), si è registrato un rimbalzo al 412% nel secondo trimestre. Il dato appare coerente con le indicazioni delle indagini congiunturali e trae forza da un ampio contributo di investimenti ed export. Si conferma positiva, ma solo in modesta accelerazione, la dinamica dei consumi, mentre i dati mensili sulle vendite e le indagini di fiducia conservano un certo grado di volatilità. Segnalano invece una parziale battuta d’arresto i dati sul mercato del lavoro, con il rapporto di agosto che ha deluso le attese e il totale dei nuovi occupati che è sceso per la prima volta da inizio anno sotto quota 200 mila. Alla luce dunque di una disoccupazione “poco cambiata” secondo le misure allargate e di un’espansione che continua a “passo moderato”, la Fed a metà settembre ha mantenuto toni ancora decisamente accomodanti. Come da attese, la Banca Centrale americana ha confermato per fine ottobre la cessazione del programma di stimolo quantitativo, mentre non vi sono state significative modifiche alla cosiddetta forward guidance (la guida futura sui tassi), con i tassi d’interesse che rimarranno vicini a zero per un “tempo considerevole” (nessuna modifica al comunicato rispetto a giugno). Le principali novità sono quindi legate a tecnicismi riguardo il futuro sentiero di rialzo dei tassi d’interesse; da un lato la definizione precisa degli strumenti da impiegare e dall’altro l’attesa di un ritmo di aumento dei tassi più rapido delle proiezioni iniziali.

Area euro: si ferma la crescita

Dopo quattro trimestri di crescita moderata ma positiva, il PIL della zona euro nel 20 trimestre è risultato invariato su base trimestraie, condizionato da una crescita tedesca inferiore alle attese, dalla stagnazione francese e dal ritorno alla recessione in Italia. Anche se il dato incorpora l’effetto negativo di alcuni fattori straordinari, le statistiche mensili e le indagini congiunturali confermano un deterioramento del ciclo economico nei mesi primaverili e delineano uno scenario di ripresa ancora debole, riconosciuto anche dalle revisioni al ribasso delle stime di crescita di OCSE e BCE. II principale supporto alla ripresa dovrebbe giungere dal lato della domanda privata nella forma di maggiori consumi da parte delle famiglie e di un contributo positivo delle esportazioni. I dati però non si mostrano ancora in recupero: i consumi sono frenati dall’elevata disoccupazione (tassi di disoccupazione in calo ma vicini ai massimi storici) e dalla debole dinamica dei redditi, Per il canale estero, l’effetto positivo legato all’indebolimento dell’euro è bilanciato dalle tensioni geopolitiche. Appare critico anche lo scenario dei prezzi: l’inflazione per la zona euro in settembre si é attestata al minimo dal ottobre 2009 a quota +0,3%. Anche se il movimento dei prezzi nel breve appare legato principalmente all’evoluzione delle componenti più volatili, le sorprese negative dei mesi estivi hanno costretto la BCE a una revisione al ribasso dello scenario di riferimento per l’inflazione nel 2014.

SINTESI SUGGERIMENTI OPERATIVI

Lo scenario economico continua ad essere caratterizzato da una crescita modesta a livello globale e con forti elementi di divergenza tra le diverse aree geografiche. Fattori di incertezza, soprattutto di matrice geopolitica, contribuiscono ai deterioramento nel clima di fiducia. La situazione è particolarmente delicata in area euro dove si continua ad assistere ad un peggioramento delle prospettive in un contesto in cui deprezzamento del cambio potrebbe contrastare le pressioni inflazionistiche al ribasso. Negli Stati Uniti la crescita del secondo trimestre ha fatto registrare un’accelerazione grazie sia al settore manifatturiero che ai consumi domestici. Tra i Paesi emergenti la Cina continua a destare preoccupazioni: dopo buoni dati economici a cavallo tra il primo e il secondo trimestre, l’attività economica sembra adesso nuovamente contrarsi soprattutto a causa del settore immobiliare residenziale. li 2 ottobre la BCE, lasciando invariati i tassi di interesse, ha annunciato le principali modalità operative dei programma di acquisto di attività cartolarizzate e di obbligazioni garantite, che inizierà nel quarto trimestre 2014 e che durerà almeno due anni. Il Consiglio Direttivo è unanime nell’impegno a ricorrere a ulteriori strumenti non convenzionali, nel quadro del proprio mandato, qualora si rendesse ancora necessario far fronte ai rischi causati da un periodo di bassa inflazione eccessivamente prolungato. Nel mese di settembre il mercato obbligazionario dell’area euro è stato sostenuto sia dalla politica monetaria espansiva della Banca Centrale sia dalla debolezza dei dati macroeconomici diffusi. In USA il quadro economico più favorevole e l’approssimarsi della conclusione del ciclo espansivo della FED hanno viceversa favorito un aumento dei tassi di rendimento SU tutte le scadenze della curva. La perdita di momentum dell’economia in area euro e le preoccupazioni sull’impatto della normalizzazione della politica monetaria statunitense continuano ad incidere sulla dinamica dei mercati azionari, aggravata dal persistere delle tensioni geopolitiche. Le prese di profitto hanno interessato in particolare i listini europei penalizzati dal deterioramento della fiducia nella ripresa del ciclo e le borse americane hanno corretto significativamente i guadagni registrati nel mese di settembre. Manteniamo una visione moderatamente positiva in ottica di medio periodo, tuttavia in uno scenario di rallentamento della crescita globale e di aumento della volatilità legata al protrarsi dei disordini geopolitici in diverse aree del mondo, suggeriamo di prendere profitto sulle posizioni in guadagno.

MERCATO AZIONARIO

Torna la volatilità nelle borse

Dopo una ripida discesa tra luglio e agosto e un altrettanto ripido recupero tra agosto e settembre, i principali indio si allontanano dai massimi di periodo sulla scia di dati europei e cinesi inferiori alle attese. A sostenere il recupero dei listini sono stati l’allentarsi delle tensioni geopolitiche e le mosse delta BC E, a cominciare dalla riduzione dei tassi al nuovo minimo storico (0,05%) e dall’annuncio di una serie di manovre non convenzionali a sostegno della crescita. Le politiche BCE dovrebbero allontanare lo spettro della deflazione in alcuni Paesi. I fondamentali confermano multipli moderatamente superiori alla media storica ma senza eccessi. In tale contesto, gli indici europei vivono fasi alterne, mentre quelli statunitensi restano sostenuti dai dati macroeconomici e societari. L’ingente liquidità presente sul mercato continua a essere il principale fattore a sostegno delle borse nonostante le criticità: la mancanza di investimenti alternativi attraenti, infatti, favorisce il movimento di capitali verso i mercati più rischiosi. Il contesto però non è scevro di rischi pertanto si delinea un quadro di crescente volatilità in Europa_ La velocità con cui varia la forza relativa di settori e titoli dimostra come la liquidità si sposti velocemente da un comparto all’altro non appena si presentino opportunità interessanti e come altrettanto velocemente vengano chiuse le posizioni non appena uno dei rischi sopracitati prenda il sopravvento in quel momento. L’effetto moltiplicatore di volatilità si riflette anche negli indici domestici poiché il nostro Paese presenta un quadro macroeconomico più debole. Nonostante la buona performance conseguita da inizio anno (secondo solo all’Ibex in Europa), nell’ultimo trimestre il FTSEMIB ha perso forza relativa, conseguendo risultati negativi sulla scia dei deboli dati e della lentezza con cui procede il processo di riforme istituzionali. Tra i rischi principali si conferma la debole crescita in Eurolandia sulla scia di dati macroeconomici inferiori alle attese, fra cui anche quelli tedeschi come conferma il calo del PIL del 2° trimestre (-0,2%), che ha gettato qualche ombra sul Paese trainante dei Vecchio Continente.

SUGGERIMENTI OPERATIVI AZIONARIO

Le valutazioni ancora convenienti e il livello basso di tassi di interesse sul mondo del reddito fisso continuano a supportare gli investimenti sul mercato azionario, in particolare quello europeo dove il varo di misure straordinarie da parte della Banca Centrale dovrebbe favorire la ripresa del ciclo. li rallentamento della domanda domestica e le continue difficoltà a incrementare il volume d’affari da parte delle aziende suggeriscono tuttavia una maggiore selettività nella scelta dei temi d’investimento: la nostra preferenza verte su aziende attive a livello internazionale, con buona visibilità sui flussi di cassa e che possono beneficare del progressivo indebolimento della divisa unica.

Le tensioni geopolitiche, il deterioramento del contesto economico in alcune aree e i possibili movimenti di presa di profitto nell’ultimo trimestre dell’anno potrebbero tuttavia contribuire ad un incremento della volatilità. Per questa ragione si consiglia di consolidare alcune posizioni in guadagno e di diversificare l’esposizione azionaria attraverso investimenti caratterizzati da un ridotto beta.

MERCATO OBBLIGAZIONARIO

Titoli di Stato: dubbi sulle mosse BCE La volatilità registrata sui governativi europei nelle ultime sedute riflette l’interpretazione non lineare che i mercati hanno dato della riunione della BCE di inizio ottobre. Le specifiche tecniche dei due programmi di acquisto titoli fornite dell’Istituto centrale lasciano una certa opacità su quale sarà la “forza d’urto” che tali programmi potranno avere sui mercati. E stato percepito positivamente l’ampio arco temporale e l’inclusione, seppur con restrizioni particolari, di Grecia e Cipro tra i Paesi in cui potranno essere acquistati Abs e covered bond. La mancanza di un target quantitativo, complessivo o anche solo mensile, ha deluso i mercati, riflettendosi in un rialzo dei rendimenti sia core (come quelli tedeschi) che periferici (come quelli italiani). Resta comunque a supporto del settore l’apertura della BCE a utilizzare ulteriori misure non convenzionali all’interno del proprio mandato nel caso in cui quanto finora deciso non fosse sufficiente a mantenere le aspettative di inflazione ben ancorate intorno al 2% nei medio termine. Un nuovo impulso a un riposizionamento dei portafogli verso i titoli periferici potrebbe arrivare anche da possibili promozioni da parte delle agenzie di ratina. Nei prossimi tre mesi, l’agenda delle revisioni delle valutazioni dei Paesi dell’area euro è molto fitta. Alcuni Paesi che hanno subito forti bocciature negii anni scorsi, ma nel frattempo hanno messo in atto un robusto consolidamento fiscale e si presentano con prospettive di crescita favorevoli, potrebbero beneficare di una serie di promozioni, in alcuni casi anche cruciali nelle decisioni dei portafogli istituzionali. in questo senso, l’Italia, a causa di uno scenario di crescita ancora molto deludente, difficilmente dovrebbe essere tra le possibili candidate a una promozione mentre uno dei Paesi in prima fila potrebbe essere, tra gli altri, la Spagna.

Obbligazioni societarie: soffrono i titoli “speculativi” Nel corso dell’ultimo mese i titoli speculativi hanno registrato un ritorno totale negativo, sia sui comparto euro (-0,7%) che soprattutto sul dollaro (-1,6%). Anche se la performance da gennaio ’14 resta ancora in territorio positivo, la correzione ha portato i rendimenti totali su livelli pari o superiori a quelli d’inizio anno. SUI comparto delle obbligazioni PIÙ speculative pesano da tempo preoccupazioni di natura valutativa. la stessa Yellen a luglio aveva evidenziato come le valutazioni fossero al limite. A dare avvio alla recente correzione ha però contribuito la debolezza dei listini azionari, dal momento che titoli speculativi e azioni rientrano in categorie di rischio molto simili e le due asset class mantengono un’elevata correlazione. L’ipotesi di un rialzo dei tassi USA non è chiaramente un fattore di supporto ma lo sono le condizioni di liquidità favorevoli in area euro e dati positivi sulla qualità del credito.

SUGGERIMENTI OPERATIVI OBBLIGAZIONARIO

Durante il mese di settembre, in area giuro le nuove misure dì politica monetaria espansiva della BCE, motivate dalla debolezza del quadro economico, oltre che dalla discesa delle aspettative di inflazione ben al di sotto dell’obiettivo della BCE del 2%, hanno sostenuto il comparto obbligazionario governativo e societario, del Paesi core e periferici. In USA, la conclusione del programma di acquisto dì titoli da parte della FED, prevista per ottobre, ed il possibile rialzo dei tassi di riferimento nel corso del 2015 hanno viceversa sfavorito il mercato obbligazionario e causato un rialzo dei rendimenti su tutte scadenze non monetarie della curva. Nonostante la correlazione tra comparto obbligazionario euro e USA rimanga positiva, il diverso stadio del ciclo economico nei Prossimi mesi potrebbe sfavorire soprattutto le scadenze lunghe del mercato USA rispetto a quello euro.

Emissioni USD con duration contenuta: il mercato obbligazionario americano continua ad offrire, selettivamente, interessanti opportunità. L’esposizione al dollaro inoltre consente non solo di diversificare opportunamente la sezione obbligazionaria dei portafogli, ma anche di aggiungere un’ulteriore opportunità ci; investimento attraverso la valuta. Suggeriamo tuttavia di mantenere, su questa classe di attivo, una limitata esposizione contenuta alla sensibilità dei tassi sulla scia delle attese di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve già entro la prima metà dei 2015.

VALUTE

USD: l’ultimo report sul mercato del lavoro USA appare decisamente positivo. Il numero di occupati è aumentato più del previsto e il tasso di disoccupazione è sceso ulteriormente. La reazione del dollaro non si è fatta attendere, mettendo sotto pressione la soglia di 1,2500 eur/usd. Alla luce di questo dato, la Fed potrebbe pensare ad anticipare il primo rialzo dei tassi qualora i miglioramenti sul mercato del lavoro dovessero rivelarsi più rapidi del previsto. EUR: nel meeting di ottobre la BCE ha deluso parzialmente gli operatori sui cambi non comunicando particolari novità, al contrario di settembre quando, con un ulteriore taglio dei tassi e con l’annuncio di un programma di acquisto di Abs, aveva favorito ii ribasso dell’euro. Tuttavia il percorso di indebolimento dell’euro appare destinato a proseguire.

GBP: non mutano le attese degli investitori che ritengono probabile un cambio dell’attuale politica espansiva della Banca d’Inghilterra solo nel 2015, visto il ciclo economico in atto nel Regno Unito e il passaggio referendario in Scozia. Ancora una volta la forza della sterlina, specie contro euro, riflette un cambio di rotta in senso restrittivo della Banca Centrale.

JPY: la valuta giapponese resterà ancora strutturalmente debole sull’azione congiunta di Banca del Giappone e Governo nipponico a cui si somma, nel cambio dollaro/yen, la forza della divisa americana. In un quadro di blando rientro dell’avversione al rischio, che di per sé già favorisce un ritracciamento dello yen, il focus si sposta sulle nuove statistiche sull’economia giapponese e sulle valutazioni dell’efficacia delle mosse dell’Istituto Centrale.

MATERIE PRIME

Energia: le turbolenze geopolitiche (dalla tregua a Gaza al pericoloso triangolo Occidente-Russia-Ucraina, fino all’intervento contro l’ISIS) pare non abbiano generato alcun pericolo di shock energetico per l’economia mondiale. La decisione OPEC di annunciare un possibile taglio della produzione, prima della riunione del 27 novembre a Vienna, dà la misura delle preoccupazioni del cartello circa il ribasso dei prezzi in atto.

Metalli preziosi: lo scenario di fondo sui preziosi si aggrava proprio per la mancanza di reazione di oro e argento alle tensioni geopolitiche. Il totale disinteresse degli investitori per l’asset rifugio per eccellenza (l’oro) e per il metallo ad esso più correlato (l’argento) penalizza l’intero comparto dei preziosi.

Metalli industriali: i metalli hanno reagito negativamente alle dichiarazioni rilasciate dal Ministro delle Finanze cinese Lou Jivvei, che ha rimarcato come la crescita economica in Cina stia subendo decise pressioni al ribasso, deprimendo al contempo le aspettative per l’avvio di nuovi programmi di stimolo e favorendo la debolezza dell’intero comparto.

Prodotti agricoli: il comparto si presenta in forte sofferenza dopo la divulgazione del WASDE Report di settembre, che sostanzialmente conferma raccolti abbondanti e stime eccedenti sulle scorte, accelerando il ribasso in atto dai massimi del 2014 e segnando i nuovi minimi a 4 anni. Sulle possibilità di un recupero dei prezzi, nel breve periodo, domina un generalizzato scetticismo.


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