Financial Report – Ottobre 2014: come orientarsi tra le news economico-finanziarie


SINTESI DEL QUADRO MACROECONOMICO

Prosegue la divergenza tra Stati Uniti ed Europa La stringa di dati diffusa nelle ultime settimane conferma che la fase critica per l’economia nell’area euro, anche per i Paesi ritenuti più solidi come la Germania. I dati americani, invece, confermano il solido momento per l’economia che vive una fase antitetica rispetto a quella europea.

Il mercato azionario La BCE rilancia le borse La decisione della BCE di ridurre i tassi d’interesse e, in prospettiva, iniettare liquidità nei mercati, sostiene i mercati azionari, nonostante i dati economici deludenti in Europa. Le prospettive appaiono al momento ancora favorevoli, nonostante una volatilità destinata a rimanere elevata, complici i rischi geopolitici e la debolezza del ciclo economico europeo.

Mercato obbligazionario

Tassi a lungo termine in calo, tranne quelli tedeschi La decisione di tagliare i tassi da parte della BCE ha determinato un calo dei tassi di rendimento dei titoli di Stato europei su scadenze brevi, ma sulle scadenze più lunghe i titoli tedeschi segnano un rialzo, sulla scia delle aspettative di ripresa. Lo spread BTP Bund è vicino a nuovi minimi dal 2011.

Le valute

La BCE interviene e indebolisce l’euro Dopo la decisione della BCE l’euro/dollaro è sceso velocemente sotto 130, irrobustendo ancor di più il nostro scenario di rafforzamento della valuta USA verso la moneta unica europea, in linea con le divergenti strategie di Fed e BCE che appaiono ormai chiare. Il rafforzamento della valuta americana è dunque destinato a proseguire.

Le materie prime

Si rafforza il clima di prudenza sulle commodity Prosegue la volatilità sull’energia a causa delle tensioni geopolitiche ma le pressioni dal lato dell’offerta si scontrano con una domanda fiacca di petrolio e non consentono un rialzo dei prezzi. Volatilità per i metalli preziosi, complice l’andamento altalenante della propensione al rischio nei mercati.

ANALISI MACROECONOMICA

USA: quadro economico solido L’economia americana resta in crescita buona, sostenuta da diversi fattori di stimolo, a partire dalla dinamica dei consumi grazie a un aumento dei redditi da lavoro e di vendite in decisa espansione nel settore auto. A questo fattore si dovrebbe aggiungere anche una ripresa degli investimenti, sia dal lato delle imprese che nel settore residenziale. Dopo la pausa vista tra fine 2013 e inizio 2014, le imprese di costruzione raccolgono ora un aumento della domanda e restituiscono segnali di una ripresa dell’attività. Positivo anche il tenore dei dati sul mercato del lavoro che mostrano una dinamica occupazionale solida e un tasso di disoccupazione in rapido calo. i continui progressi osservati stimolano anche una timida ripresa della dinamica salariale. Gli effetti della normalizzazione in atto si traducono anche in un aumento delle pressioni inflazionistiche, con i dati recenti che mostrano tassi di crescita dei prezzi in aumento, fugando i timori di eccessiva disinflazione. Altri due importanti fattori di supporto alla crescita vengono da politica fiscale e monetaria. L’assenza di conflittualità in Congresso sembra destinata a durare almeno fino alle elezioni dell’autunno, mentre per il deficit federale si registra un sentiero di virtuosa riduzione. Continua invece ad essere estremamente espansivo l’approccio della politica monetaria, con la Fed che si avvia alla chiusura del processo di riduzione degli acquisti di titoli entro fine anno ma ancora discute delle mosse successive. Ciò che appare certo al momento è che le prossime mosse dipenderanno dai dati macro e che ii FOMC sembra disposto ad accettare un temporaneo sforamento dell’obiettivo sull’inflazione a favore del raggiungimento di quello sull’occupazione.

Area euro:

la BCE sorprende i mercati Con una mossa piuttosto inattesa, il Consiglio Direttivo della BCE ha effettuato un’ulteriore limatura (-0,1 %) di tutti i tassi di riferimento, dopo i tagli già realizzati in giugno. Il tasso Refi tocca un nuovo minimo storico a +0,05%, mentre il corridoio fissato dalla BCE vede il tasso di rifinanziamento marginale (per operazioni straordinarie) a 0,3% e quello sui depositi in territorio negativo a -0,2%. Nel corso della conferenza stampa Draghi ha evidenziato che la decisione sui tassi non è stata unanime, ma è stata adottata ad ampia maggioranza. Il governatore ha anche chiarito che con tale nuova limatura il livello minimo sui tassi è stato raggiunto e che, a questo punto, è tecnicamente impossibile fare di più in relazione al livello dei tassi. La decisione è da collegare oltre che ai tenore dei dati congiunturali diffusi nelle ultime settimane anche, e soprattutto, al fatto che tutti gli indicatori sulle aspettative di inflazione di medio/lungo termine hanno registrato un peggioramento, disallineandosi dal target del 2% fissato dalla BCE. Draghi, in occasione del simposio di Jackson Hole, aveva già messo in luce le preoccupazioni della Banca Centrale in merito a tale fenomeno che acuisce il rischio di uno scenario di tipo deflazionistico. Inoltre la decisione del Consiglio Direttivo vuole fungere da incentivo alle banche europee per prendere a prestito tutti i fondi necessari dal momento che i tassi non scenderanno al di sotto dei livelli raggiunti oggi.

SINTESI DEI SUGGERIMENTI OPERATIVI

Il tema della divergenza economica tra !e diverse aree geografiche continua a caratterizzare lo scenario globale. Negli Stati Uniti i principali indicatori anticipatori e quelli di fiducia confermano il buon momentum della principale economia mondiale dopo il rallentamento del primo trimestre mentre in area euro, nelle ultime settimane, si è assistito ad un deterioramento della congiuntura: a fattori critici come elevata disoccupazione e pressione al ribasso nelle aspettative inflazionistiche si sono aggiunte le tensioni geopolitiche che hanno influito in modo particolare su! clima di fiducia. In Giappone i consumi domestici stentano a mostrare un recupero dopo le recenti misure di austerità fiscale mentre in Cina i principali indicatori anticipatori delineano un contesto di stabilizzazione della crescita. La divergenza si concretizza inoltre nei diverso atteggiamento di politica monetaria delle principali Banche Centrali: questo fattore continuerà ad influenzare le dinamiche dei mercati finanziari nei prossimi mesi. La BCE il 4 settembre ha ridotto il tasso di riferimento da 0,10% a 0,05% e quello sui depositi da -0,10% a -0,20%; ha inoltre annunciato un programma di acquisto di un ampio portafoglio di Asset Backed Securities. e Covered Bonds. Le nuove misure espansive sono state adottate, con voto non unanime, alla luce del deterioramento della stime sull’inflazione e dei rischi di peggioramento dello scenario economico. La FED, nell’incontro del 30 luglio, ha confermato miglioramento in atto nell’economia, annunciando un’ulteriore riduzione degli acquisti mensili di titoli. In attesa della riunione del 17 settembre, la pubblicazione delle Minute del comitato di luglio ha aggiunto importanti dettagli. E’ infatti emerso un graduale spostamento delle opinioni dei membri verso l’opzione di rialzo dei tassi: le prossime decisioni della FED saranno quindi guidate soprattutto dai dati sui mercato del lavoro. Nonostante il peggioramento della congiuntura e il persistere delle tensioni geopolitiche, che hanno penalizzato soprattutto gli indici europei nella prima metà di agosto, i mercati azionari hanno registrato una dinamica complessivamente positiva. in area euro supporto è giunto dalle attese di nuove misure di stimolo da parte della BCE, mentre negli Stati Uniti i solidi segnali di ripresa dell’economia hanno spinto i listini verso nuovi massimi storici. in tale scenario manteniamo un atteggiamento moderatamente positivo sul mercato azionario, tuttavia, il possibile protrarsi degli effetti negativi legati alla crisi in Ucraina, suggerisce una selettiva presa di beneficio allocando la liquidità riveniente in modo da lasciare invariato il peso della componente azionaria in portafoglio.

MERCATO AZIONARIO

La liquidità trascina al rialzo le borse Dopo la fase di volatilità che ha caratterizzato la fine di luglio e parte del mese di agosto, i mercati azionari hanno beneficiato dell’attenuarsi, almeno temporaneamente, delle tensioni in Ucraina e dell’inattesa discesa dei tassi, operata dalla BC E a inizio settembre. E questo nonostante i dati macroeconomici inferiori alle attese che rimarcano i timori sulla ripresa dell’Eurozona e alcune trimestrali europee contrastanti che ribadiscono quanto emerso con i risultati dei primi tre mesi dell’anno, ovvero un quadro societario ancora condizionato dalla debole ripresa economica. in tale contesto le Piazze europee hanno ripreso vigore, soprattutto in quei Paesi giudicati più fragili come l’Italia. La BCE è dunque giudicata credibile nella capacità di risollevare l’economia e i mercati, grazie anche alle misure non convenzionali, come l’acquisto di titoli covered bond e cartolarizzati (ABS), i cui dettagli saranno resi noti a inizio ottobre. L’immissione di liquidità, conseguente agli acquisti di titoli da parte della BCE, è destinata infatti a finire almeno parzialmente anche nei mercati finanziari, sostenendo i prezzi delle principali attività. A differenza delle misure dirette al finanziamento delle imprese (come le TLTRO) gli acquisti di titoli da parte della Banca Centrale non sono condizionati ad alcun uso specifico della liquidità ricevuta da banche e investitori, determinando di fatto una aumento di liquidità nei mercati, che potrebbe potenzialmente dirigersi anche nelle borse. Le valutazioni non appaiono comunque eccessive, soprattutto negli Stati Uniti dove i risultati societari sono migliori e la crescita economica alimenta il buon andamento dei conti delle imprese. Nonostante H trend favorevole nell’ultimo periodo, la volatilità delle borse è tuttavia destinata a rimanere elevata, poiché permangono diversi fattori di freno come i rischi geopolitici e la debolezza dell’economia del vecchio continente. Tale andamento dovrebbe riguardare in particolar modo l’indice domestico, che presenta una composizione di maggior peso per i comparti tipicamente più volatili come quello bancario.

SUGGERIMENTI OPERATIVI: MERCATO AZIONARIO

Il differente atteggiamento di politica monetaria tra Federal Reserve e Banca Centrale Europea, il recente apprezzamento del USD contro EUR e le valutazioni relative sono elementi che continuano a supportare l’investimento sui mercati europei. Le misure straordinarie di politica monetaria in area euro dovrebbero favorire la ripresa dei ciclo e sostenere l’attività delle aziende attive a livello globale che potranno beneficiare della crescita della domanda e del Progressivo indebolimento della divisa unica, determinante per la crescita del fatturato. A livello settoriale manteniamo una visione positiva sui settori consumi, farmaceutico e industriale, che presentano multipli valutativi interessanti alla luce della correzione registrata negli ultimi mesi e ribadiamo la nostra preferenza per i gruppi internazionali con maggiore esposizione ai Paesi sviluppati e con una generazione di flussi di cassa costanti e sostenibili nel medio periodo. In un contesto come l’attuale, con elementi di incertezza di natura geopolitica, consigliamo di diversificare il portafoglio attraverso investimenti caratterizzati da una sensibilità verso i mercati più contenuta rispetto a quelli direzionali.

MERCATO OBBLIGAZIONARIO

Titoli di Stato: prosegue lo “scoppiamento” dei mercati Negli Stati Uniti, dove l’economia appare sulla via di una ripresa auto-sostenibile e l’inflazione, seppur sotto il target, non desta particolari timori verso il basso, la Fed ha iniziato la exit strategy riducendo progressivamente gli acquisti di titoli e prospettando il primo rialzo dei tassi per la seconda metà del 2015. Questo scenario si traduce in prospettive negative per i governativi statunitensi. Lo scenario è decisamente diverso nell’area giuro — dove crescita e inflazione restano troppo basse e ancora disomogenee tra Paesi — dove la BCE sta accelerando sulla strada delle manovre espansive tanto che nei prossimi mesi, in netta controtendenza con la Fed e probabilmente anche con la Banca d’Inghilterra, implementerà un programma di acquisto titoli ABS. Questo scenario si traduce da oggi alla fine dell’anno in un movimento di irripidimento della curva dei rendimenti. I tassi a breve dovrebbero restare stabili e salire moderatamente solo i tassi a lunga scadenza. Lo scenario appare più favorevole per i titoli di Stato emessi dai Paesi periferici dell’area euro. La continua riduzione del premio per il rischio legato alla crisi del debito unita alle prospettive in termini di politica monetaria dovrebbero infatti supportare una riduzione degli spread, meno ampia sul segmento dei titoli a breve termine e più significativa sui titoli a più lunga scadenza.

Obbligazioni societarie: BCE pronta ad acquistare ABS Oltre a ridurre ulteriormente tutti i tassi di riferimento, la BCE ha deciso di acquistare anche titoli cartolarizzati (ABS), con determinate caratteristiche di tipo tecnico in termini di semplicità e di trasparenza. La BCE provvederà inoltre ad acquistare, a partire da ottobre, anche covered bond, ma i dettagli di queste ultime operazioni verranno f in occasione del prossimo meeting. !l mix di misure messe in campo d BCE -TLTRO (finanziamenti conditio all’erogazione di credito), acquisti diretti mercato di ABS e covered bond – per rilancia il credito, potenziare la crescita e riportare il livello dei prezzi in prossimità del target del 2%, è a questo punto davvero ampio anche se il Governatore non si è sbilanciato nel fornire ulteriori dettagli dimensionali sugli importi che verranno acquisti per ABS e covered bond. Sugli TLTRO è già noto che la dimensione sarà fino a 400 miliardi di euro per le prime due operazioni di settembre e dicembre 2014.

SUGGERIMENTI OPERATIVI: MERCATO OBBLIGAZIONARIO

In area euro la sensibile riduzione dei rendimenti, che ha interessato soprattutto le scadenze più lunghe, è stata favorita soprattutto dalla nuova politica monetaria espansiva annunciata dalla BCE il 4 settembre. La pubblicazione di statistiche che delineano un quadro di crescita debole nei Paesi core e segnali recessivi nei Paesi periferici, insieme ad una riduzione delle aspettative di inflazione di medio termine hanno fornito ulteriore supporto ai comparto.

Negli USA, a dispetto di un’analoga discesa dei rendimenti sulla curva dei tassi, il dibattito in merito alla exit strategy della FED e il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo del 2% creano viceversa un contesto meno favorevole al comparto obbligazionario.

Obbligazioni societarie: la ricerca di extra-rendimento ha portato, nelle ultime settimane, i prezzi dei titoli su livelli ai massimi storici, tali da suggerire la presa di profitto soprattutto sulle emissioni con scadenza breve e media anche per la diversa fiscalità rispetto a quella delle emissioni governative.

Strategie flessibili: i rendimenti ridotti in tutti i principali comparti del reddito fisso e il differente atteggiamento di politica monetaria da parte delle principali Banche Centrali, rendono necessaria la diversificazione in modo flessibile e con un’esposizione dinamica alla componente valutaria ed al rischio tasso di interesse.

VALUTE

USD: dopo le parole della Yellen a Jackson Hole e gli interventi di molti dei membri del board della Fed, appare più vicina di quanto inizialmente previsto la svolta per il sentiero dei tassi e la normalizzazione della politica monetaria. Il dollaro statunitense sta beneficiando di questo quadro, ampliando i guadagni verso tutte le principali valute.

EUR: fortissima la reazione dell’euro dopo l’ultimo meeting BCE, che ha portato i tassi ai minimi storici. La valuta unica è scesa sotto 1,30 contro dollaro, ribasso che si conferma inserito in un quadro di strutturale debolezza, pilotato dalle scelte dell’Istituto Centrale e dalla contestuale forza dell’economia statunitense.

GBP: il mercato continua a ritenere probabile una modifica dell’attuale politica espansiva della Banca d’Inghilterra solo nel 2015 ma non prima, vistò il nulla di fatto dell’ultimo meeting. Questo scenario non inverte la forza della sterlina che, nonostante il consolidamento delle ultime settimane, sconta un cambio di rotta in senso restrittivo.

JPY: in un quadro di blando rientro dell’avversione al rischio, che favorisce un ritracciamento dello yen, resta uno scenario di fondo che vede la valuta strutturalmente debole sull’azione congiunta di Banca del Giappone e Governo nipponico. Il focus si sposta sul meeting della Banca Centrale di ottobre.

MATERIE PRIME

Energia: ancora volatilità sull’energia a causa delle tensioni geopolitiche. Alla questione ucraina si sommano le tensioni in Iraq e le minacce dell’ISIS verso le postazioni petrolifere del sud del Paese. Eventuali interruzioni delle forniture eserciterebbero una forte pressione ribassista sull’offerta con la domanda di petrolio mondiale che appare comunque fiacca.

Metalli preziosi: il rialzo di giugno/luglio, dettato esclusivamente dall’incremento dell’avversione ai rischio sui mercati, ha spinto gli operatori a collocarsi su asset difensivi, ma è stato velocemente riassorbito in agosto/ settembre senza sancire un reale cambio di rotta dei comparto, il cui andamento resta dipendente dalla propensione al rischio nei mercati.

Metalli industriali: il consolidamento in atto è frutto dei dati provenienti dalla Cina. I numeri, benché distanti dai massimi degli scorsi anni, segnalano una tenuta del ciclo cinese che si riflette nella domanda di metalli, nonostante un certo rallentamento del mercato immobiliare, loro principale settore di impiego.

Prodotti agricoli: prosegue lo storno dei prezzi dai massimi del 2014. La pubblicazione delle ultime statistiche estive a cura del Dipartimento dell’Agricoltura USA conferma stime in rialzo sui raccolti 2014-15 con conseguente aumento delle riserve. Il quadro non appare pertanto favorevole alle quotazioni delle granaglie.


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